Allarme vipere su Alpi e Costa Azzurra. In Francia è finito il siero salvavita

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E’ allarme vipere nella regione francese Provence-Alpes-Côte d’Azur (più nota con l’acronimo Paca), scrive FranceSoir: si moltiplicano avvistamenti e episodi di escursionisti morsi dai rettili, tornati numerosi sui sentieri anche a causa del gran caldo di questi giorni. Ma c’è un altro problema, più grave: scarseggia l’antidoto, il siero Viperfav, l’unico in commercio in Francia. Già un mese fa le scorte erano così ridotte da aver indotto le autorità a lanciare un appello alle altre regioni perché trasferissero parte delle proprie scorte di Viperfav nelle aree più a rischio. E tre settimane fa l’ultima dose di siero del Paca è stata iniettata all’ex infermiera Christiane Vignaud nell’ospedale di Digne-les-Bains: la signora era stata morsa a un dito. «Prestate la massima attenzione alle vipere, non è proprio il momento di farsi mordere», raccomandano gli esperti sul quotidiano Nice-Matin. Per cacciare i serpenti velenosi — che tendono a fuggire l’uomo e mordere solo per autodifesa — basterebbe fare rumore (non rumore vero, ma battere piedi o bastoni in terra per far sentire loro le vibrazioni). E comunque occorre non avvicinarsi a pietraie senza aver prima battuto la zona. Secondo Nice-Matin il Viperfav iniettato a Digne-les-Bains era l’ultima dose disponibile sul territorio nazionale perché il produttore Sanofi, avendo aggiornato il metodo di produzione, quest’anno ha interrotto la fabbricazione dell’antidoto. La nuova versione del siero non sarà disponibile prima del 2019. La Francia sta organizzando l’importazione di un prodotto analogo dall’Inghilterra. In Italia, non manca il siero, ma è allarme pure a Vittorio Veneto, dove numerose vipere si sono spinte negli orti e nei cortili delle scuole, scrive Treviso Oggi .

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due momenti , in anni molto distanti , l’omu grossu è stato ripulito , un grazie alle persone che lo hanno rimesso in sesto.

Claude Monet

Claude Monet nacque a Parigi il 14 Novembre del 1840. Già in età precoce mostra un notevole interesse per la pittura; fondamentale per lui si rivelerà l’incontro con Eugene Boudin, il famoso paesaggista, che gli insegna a dipingere all’aperto. Nel 1857 muore sua madre e il giovane viene affidato alla zia.

 Nel 1859 l’artista e’ a Parigi, dove conosce Cezanne e Pissarro. Monet a Parigi frequenta i corsi dell’Accademia Gleyre,conoscendo Renoir, Sisley e Bazille, con i quali darà vita al gruppo degli Impressionisti. Nel 1865 espone per la prima volta le sue opere al Salon.  Nel 1870 a seguito della guerra franco-prussiana, il pittore parte per l’Inghilterra, dove scoprirà le opere di Turner, di importanza fondamentale per la sua maturazione artistica

I Covoni furono realizzati “en plain air”, tecnica abbastanza usata dagli impressionisti che consiste nel dipingere un quadro all’aperto in modo tale da cogliere le sottili sfumature della luce sulle cose e affinchè si possa cogliere l’essenza delle cose. Egli lavorava contemporaneamente con più tele,dipingendo sull’una o sull’altra a secondo dell’effetto voluto.

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I braghettoni

Nel 1564, un anno dopo la fine del Concilio di Trento, viene decisa la censura dei nudi “scandalosi” del Giudizio Universale nella Cappella Sistina. Per fortuna Michelangelo era già morto, il 18 febbraio di quello stesso anno. E, sempre per fortuna, esistevano due copie dell’affresco fatte pochi anni prima, una di Marcello Venusti (1549) e l’altra di Giulio Giovio (metà del Cinquecento circa).

È stato un collaboratore ed amico di Michelangelo, Daniele da Volterra, a coprire la nudità delle figure con le famose “braghe”, cosicché da allora è stato soprannominato il Braghettone (anche se non è stato l’unico a mettere le mutande ai santi, e la censura è continuata anche nei secoli successivi).
La maggior parte delle braghe è dipinta a tempera sopra l’affresco originale, che quindi si è conservato al di sotto delle ridipinture. Ma c’è un’eccezione: nel caso di Santa Caterina d’Alessandria e di San Biagio, il Braghettone ha distrutto l’affresco di Michelangelo e ha rifatto, sempre ad affresco, le figure. Perché?

 

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Basta guardare i santi dipinti da Michelangelo (a sinistra, dalla copia del Venusti) e quelli rifatti da Daniele da Volterra (a destra): Santa Caterina era completamente nuda e San Biagio era accovacciato alle sue spalle, in una posizione molto indecente. Non bastava coprire i nudi con delle vesti, era altro il problema!
Così, alla Santa è stato fatto un bel vestitino verde, completamente nuovo, salvando la testa, le braccia e la ruota del martirio, di mano di Michelangelo. San Biagio è stato totalmente rifatto: ora non è più piegato sulla Santa e guarda, molto devotamente, verso il Cristo giudice. 
In fondo non è andata male, l’affresco poteva essere distrutto…. Evidentemente Michelangelo era più vicino a Dio dei suoi intolleranti censori.